Riflessioni della Fondazione in merito all’imputabilità del minore

Riflessioni della Fondazione in merito all’imputabilità del minore


Come Laboratorio Scuola e formazione della Fondazione Massimo Fagioli
proponiamo alcune riflessioni sul ddl relativo all’imputabilità dei minori, approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 luglio 2026.

Il disegno di legge, prevedendo che i ragazzi e le ragazze compiuti i 14 anni possano essere considerati ‘capaci di intendere e di volere’ (a meno che non sia dimostrato il contrario), parte dal presupposto che gli adolescenti siano degli ‘adulti in miniatura’, idea contestata dall’Unione delle Camere Penali che, criticando il ddl, sostiene: “L’adolescenza è una fase caratterizzata da una personalità in formazione e da una maturazione non ancora compiuta”.

L’adolescenza è di fatto quel periodo della vita caratterizzato da grandi trasformazioni fisiche, cognitive, emotive e psichiche che determinano nuovi modi di relazionarsi con sé stessi, con gli altri e con il mondo circostante, e non finisce certamente a 14 anni.

Il ddl ignora quindi che proprio quelle aree del cervello sede dei processi decisionali sono le ultime a svilupparsi, come ha detto la psichiatra Francesca Fagioli, basandosi sulle evidenze scientifiche, al convegno “Benessere degli adolescenti a scuola”: “L’ultima parte del cervello a maturare è quella coinvolta nella capacità di prendere decisioni ponderate e responsabili.

Sostenere quindi che l’adolescente che ha sbagliato debba pagare significa scaricare la responsabilità sul singolo individuo come se il tessuto sociale e familiare non avesse alcuna influenza sulla formazione della personalità delle ragazze e dei ragazzi. Il disagio dell’adolescente determinato da fattori sociali e economici, povertà culturale o isolamento affettivo viene ignorato e la colpa ricade sulla persona che deve pagare per gli errori commessi. In questo modo le istituzioni non si assumono alcuna responsabilità riguardo alle cause e alle problematiche sociali che sono all’origine dei disagi che sfociano in comportamenti violenti.

Occorre invece creare percorsi di sostegno alle famiglie, potenziare i servizi territoriali e la comunità scolastica per rispondere agli agiti che alcuni giovani manifestano. La sfida consiste quindi nel saper ascoltare le ragazze e i ragazzi offrendo loro spazi di aggregazione, attività culturali e la presenza di adulti che li accompagnano e li sostengono nella costruzione della propria identità. È di fondamentale importanza inoltre riempire il vuoto lasciato dalle nostre istituzioni riguardo la prevenzione della salute mentale nelle scuole.

Il ddl è peraltro in contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (ratificata dall’Italia nel 1991) che stabilisce che “l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente” nelle decisioni delle istituzioni pubbliche che riguardano i minori, per garantire il benessere e la tutela della loro salute, fisica e psichica.

“Chi sbaglia paga”, principio su cui si basa il ddl, vede nella punizione lo strumento per correggere gli errori degli adolescenti secondo la vecchia idea che il bambino sia un ‘legno storto da raddrizzare’ e non una persona con un’identità che si sviluppa e si trasforma nel tempo, mentre è ormai acquisito che educare significa supportare la crescita delle ragazze e dei ragazzi perché possano sviluppare spirito critico e senso di responsabilità, indispensabili a garantire loro l’opportunità di svolgere un ruolo costruttivo all’interno della società.

Il ddl ci riporta indietro nel tempo, prima della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e prima della nostra Costituzione (art. 3 e art.31).

 
Consiglio Scientifico d’Indirizzo
Fondazione Massimo Fagioli ETS