Restauro della "Scultura blu"
Il progetto intende salvaguardare e valorizzare l’opera artistica del suo ideatore, lo psichiatra Massimo Fagioli, attraverso azioni concrete di tutela, conservazione, restauro e valorizzazione della stessa, in tutti i suoi aspetti conoscitivi e tecnici.
- Arte e linguaggi
Cenni storici
La scultura nasce da un disegno dello psichiatra Massimo Fagioli realizzato in ambito privato il 27 luglio 1999, come ci racconta lo stesso autore nella conferenza stampa tenutasi il 22 novembre 2005. Fu chiamata sin da subito Scultura blu, anche se «non c’era ancora l’idea di farne una scultura». Dal disegno vennero poi elaborati un primo esemplare in ceramica, ad opera di un’artigiana, ed altre tre opere in legno, filo di ferro e filo di rame dell’altezza di 73 cm, realizzate da Pino Petrelli con la collaborazione di Stefano Cottarelli. Queste opere in formato ridotto sono attualmente di proprietà privata.
La fusione a cera persa della scultura alla scala definitiva venne effettuata nel 2000 dalla Fonderia Artistica Anselmi di Roma sotto la supervisione di Massimo Fagioli insieme all’architetto Gianni Velli. La fusione rappresenta, nella parte tracciata «con tratto grosso, come di pennarello», una donna che partorisce … «mentre con la matita numero tre, più sottile,» l’autore ha «fatto l’altra parte che corrisponde a due immagini… quella di un uomo, che stava dietro la donna, e l’altra, quella della testa di un bambino».
L’opera è in bronzo nella parte principale e in rame nelle parti più sottili che raffigurano l’uomo, l’occhio della donna e la testa del bambino. La freccia rossa in ferro, fatta aggiungere in corso d’opera dall’autore, va a rappresentare una sua storia personale. La scultura presenta incisa nella parte inferiore la firma autografa di Massimo Fagioli e la data di realizzazione.
La scultura nasce da un disegno dello psichiatra Massimo Fagioli realizzato in ambito privato il 27 luglio 1999, come ci racconta lo stesso autore nella conferenza stampa tenutasi il 22 novembre 2005. Fu chiamata sin da subito Scultura blu, anche se «non c’era ancora l’idea di farne una scultura». Dal disegno vennero poi elaborati un primo esemplare in ceramica, ad opera di un’artigiana, ed altre tre opere in legno, filo di ferro e filo di rame dell’altezza di 73 cm, realizzate da Pino Petrelli con la collaborazione di Stefano Cottarelli. Queste opere in formato ridotto sono attualmente di proprietà privata.
La fusione a cera persa della scultura alla scala definitiva venne effettuata nel 2000 dalla Fonderia Artistica Anselmi di Roma sotto la supervisione di Massimo Fagioli insieme all’architetto Gianni Velli. La fusione rappresenta, nella parte tracciata «con tratto grosso, come di pennarello», una donna che partorisce … «mentre con la matita numero tre, più sottile,» l’autore ha «fatto l’altra parte che corrisponde a due immagini… quella di un uomo, che stava dietro la donna, e l’altra, quella della testa di un bambino».
L’opera è in bronzo nella parte principale e in rame nelle parti più sottili che raffigurano l’uomo, l’occhio della donna e la testa del bambino. La freccia rossa in ferro, fatta aggiungere in corso d’opera dall’autore, va a rappresentare una sua storia personale. La scultura presenta incisa nella parte inferiore la firma autografa di Massimo Fagioli e la data di realizzazione.
Dal 17 novembre del 2005, per interessamento dell’allora preside della Facoltà di Studi Orientali dell’Università di Roma “La Sapienza, Prof. Federico Masini, venne collocata nel cortile della sede della stessa Facoltà, in via Principe Amedeo, 184. Dall’ottobre 2016, la Scultura blu si trova nella nuova sede del Dipartimento Istituto di Studi Orientali-ISO, attualmente diretto dal Prof. Franco D’Agostino, presso il Palazzo Marco Polo, Viale dello Scalo di S. Lorenzo, 82.
Il disegno dell’autore è andato a rappresentare l’espressione massima di una lunga ricerca che indaga il nesso tra la ragione e tutto ciò che non è ragione, tra linguaggio articolato e immagini, tra pensiero occidentale e pensiero orientale, nesso legato al rapporto uomo donna.
Come ha detto Massimo Fagioli nella conferenza citata spiegando il significato dell’opera «si è costituita una storia per la quale la formazione della scrittura, corrisponde alla realizzazione dell’identità umana come ragione, come razionalità. E lì si sono determinate due grandi scissioni. Una è il rapporto tra uomo e donna, per cui la razionalità è diventata caratteristica dell’identità maschile… altra grande scissione» è quella «tra ragione e irrazionale» …
Il «pensiero senza coscienza è fatto sempre di immagini, non c’è il linguaggio articolato… Questo raggiunge il massimo nell’artista, che fa le cose senza ragione, fa le cose senza il pensiero verbale, senza il linguaggio articolato, anche quando si tratta di letterati e di poeti … perché fatto di immagini irrazionali …
… questo modo di essere e di fare senza prestabilire niente a priori è un pensiero orientale. È il pensiero occidentale che stabilisce prima quello che uno deve fare e come deve fare …
…sono 2600 anni che il rapporto uomo donna è stato distrutto proprio da questa ragione occidentale, per cui la donna è diventata un essere inferiore.»*
* I virgolettati riportano frasi di Massimo Fagioli tratte dalla conferenza stampa tenutasi il 22 novembre 2005 presso l’Aula magna della Facoltà di Studi Orientali in Il sogno della farfalla, L’asino d’oro Edizioni, 1/2006, p. 9-15
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Progetto di tutela, restauro e valorizzazione
Il progetto intende salvaguardare e valorizzare l’opera artistica del suo ideatore, lo psichiatra Massimo Fagioli, attraverso azioni concrete di tutela, conservazione, restauro e valorizzazione della stessa, in tutti i suoi aspetti conoscitivi e tecnici.
Ad una prima fase, ineludibile, di schedatura inventariale normata sul modello catalografico in uso all’ICCD, corredata da una documentazione fotografica pertinente, il gruppo Scultura Blu, facente parte del Laboratorio Arte e linguaggi, Gruppo Tutela della FMF, ha proceduto all’acquisizione di un primo rilievo tecnico della scultura, dello spazio in cui è collocata e dei dati conoscitivi relativi all’opera. A tale scopo sono state fondamentali sia la raccolta di informazioni storiche e tecniche della sua realizzazione e messa in opera, sia le testimonianze verbali di coloro che hanno partecipato alla sua esecuzione artistica, nonché le informazioni tratte dalle pubblicazioni esistenti e presentazioni fatte in varie occasioni nel corso degli anni.

Per una corretta informazione e restituzione documentaria all’autore si è pensato all’apposizione di una targa, presente originariamente alla base della scultura e successivamente scomparsa, contenente i dati essenziali dell’opera stessa, compresa l’attuale proprietà, e un QRcode che rimanda ad un’informazione più articolata sulla storia e i contenuti della sua genesi.
Inoltre, nell’ottobre del 2024, in occasione del convegno internazionale “Psychotherapy and the Arts” tenutosi a Roma nella sede del Dipartimento che ospita la scultura, per restituire una buona leggibilità dell’opera che presentava depositi incoerenti di polveri da smog, residui organici, incrostazioni e parti corrose, si è proceduto ad una prima fase di pronto intervento conservativo. Ciò ha previsto la spolveratura a secco della superficie della scultura e la rimozione dei depositi superficiali accumulati negli anni a causa della sua collocazione “en plein air” nelle due sedi del Dipartimento di Studi Orientali dell’Università la Sapienza di Roma.
Pertanto, il 15 novembre 2025 sono stati effettuati dei micro-prelievi mirati alla ricerca di eventuali finiture cromatiche localizzate. L’analisi dei campioni prelevati è stata affidata ad un laboratorio di analisi specializzato nel settore del restauro delle opere d’arte.
I risultati dell’indagine, oggi a nostra disposizione, assieme alle osservazioni in situ, alle ricerche storiche, agli studi e alla consultazione del fonditore e di esperti del settore, costituiranno la base per formulare un progetto di restauro della scultura. Questo potrà essere o semplicemente conservativo, arrestandone il degrado o restitutivo, per consentire una corretta lettura dell’immagine così come voluta dall’autore, pur mantenendo traccia della patina del tempo, prevedendo altresì tutte quelle operazioni necessarie a conservarla nel tempo.
Al restauro, infine, potrebbe essere affiancata anche una proposta di riqualificazione del contesto ambientale.
Inoltre, proprio per la sua valenza culturale e storico-artistica, potrebbero essere previsti in un futuro eventi culturali diversificati ad essa collegati, organizzati in partenariato tra la FMF, Enti Pubblici e privati con progetti di studio in vari ambiti aperti anche alla partecipazione degli studenti e della cittadinanza.
Pertanto, il 15 novembre 2025 sono stati effettuati dei micro-prelievi mirati alla ricerca di eventuali finiture cromatiche localizzate. L’analisi dei campioni prelevati è stata affidata ad un laboratorio di analisi specializzato nel settore del restauro delle opere d’arte.
I risultati dell’indagine, oggi a nostra disposizione, assieme alle osservazioni in situ, alle ricerche storiche, agli studi e alla consultazione del fonditore e di esperti del settore, costituiranno la base per formulare un progetto di restauro della scultura. Questo potrà essere o semplicemente conservativo, arrestandone il degrado o restitutivo, per consentire una corretta lettura dell’immagine così come voluta dall’autore, pur mantenendo traccia della patina del tempo, prevedendo altresì tutte quelle operazioni necessarie a conservarla nel tempo.
Al restauro, infine, potrebbe essere affiancata anche una proposta di riqualificazione del contesto ambientale.
Inoltre, proprio per la sua valenza culturale e storico-artistica, potrebbero essere previsti in un futuro eventi culturali diversificati ad essa collegati, organizzati in partenariato tra la FMF, Enti Pubblici e privati con progetti di studio in vari ambiti aperti anche alla partecipazione degli studenti e della cittadinanza.