Nell’ambito delle iniziative ideate e promosse dai Laboratori della Fondazione, sono in programma due giornate di studio per condividere una riflessione comune su come studiare, e poi raccontare, la storia dell’Analisi collettiva. L’iniziativa è quindi pensata come una prima occasione di confronto scientifico e metodologico, dal carattere informale e rivolta a tutti i Soci.
Raccontare l’Analisi collettiva
Questioni di metodo, fonti, prospettive
Nell’ambito delle iniziative ideate e promosse dai Laboratori della Fondazione, sono in programma due giornate di studio per condividere una riflessione comune su come studiare, e poi raccontare, la storia dell’Analisi collettiva. L’iniziativa è quindi pensata come una prima occasione di confronto scientifico e metodologico, dal carattere informale e rivolta a tutti i Soci.
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Il progetto
L’idea di fondo è che un’esperienza tanto originale e complessa non possa essere ricostruita se non a partire da una pluralità di prospettive, che ne considerino i diversi aspetti teorici, clinici, storici e culturali, e da una riflessione preliminare su metodi, fonti e problemi.
I relatori, sulla base del lavoro svolto dai rispettivi gruppi di studio, proporranno una ricognizione delle fonti e degli approcci possibili, per aprire la discussione sul come rendere trasmissibile la storia dell’Analisi collettiva.
Le giornate si svolgeranno in modalità mista, in presenza presso via di Roma Libera e in diretta streaming via Zoom. Alla platea, in presenza e online, il compito importante di animare la discussione.
Vi invitiamo a segnare in agenda le date delle giornate di studio, che si articoleranno secondo il seguente programma. A ogni relazione seguirà un momento specifico di discussione aperto alle domande dalla platea.
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Il programma
Domenica 15 marzo | 14:30-19:30
Prima giornata – La storia “interna”
- Apertura lavori
- Raccontare l’Analisi collettiva con le parole di Massimo Fagioli
Fernando Panzera, Carla Severini - Riflessioni e domande sulla cura e sulla formazione degli psicoterapeuti
Carlo Anzillotti, Chiara Curti, Antonia Mocci, Elena Masini - Le fonti documentarie per la storia dell’Analisi collettiva
Orietta Verdi, Paola Gramigni, Francesca Iannaco, Alessandra Langellotti, con la collaborazione di Amerigo Varesi - L’Analisi collettiva raccontata dai partecipanti. La costituzione di una fonte orale
Francesca Micheletti, Simone Amendola, Elvira Di Gianfrancesco, Francesco Leonini, Lucia Massi, Elena Pappagallo, Giorgia Porchetti - Chiusura lavori e dibattito conclusivo
Domenica 22 marzo | 14:30-19:30
Seconda giornata – L’Analisi collettiva e l’“esterno”
- Apertura lavori
- Amore & Psiche, la libreria, l’Associazione: un’immagine, un percorso
Andrea Cantini, con la collaborazione di Caterina Calzini, Emerenziana Iannoni, Sonia Marzetti, Cecilia Santi, Flavio Vitale - L’immagine dell’Analisi collettiva nei mass media
Donatella Coccoli, Elisabetta Amalfitano, Mario Cirillo, Giulia Felici - La dimensione politica dell’Analisi collettiva
David Armando, Andreas Iacarella, Ernesto Longobardi, Fiamma Rinaldi, Francesca Zappacosta - Forme e rappresentazioni artistiche dell’Analisi collettiva
Giulia Ceriani Sebregondi, con la collaborazione di Francesca Franco e Francesca Pirani - Chiusura lavori e dibattito conclusivo
Gli abstract
Raccontare l’Analisi collettiva con le parole di Massimo Fagioli
Fernando Panzera, Carla Severini
L’osservazione di partenza fondante è che Massimo Fagioli ha lui stesso “raccontato” l’Analisi collettiva usando diversi linguaggi. Chi volesse oggi o in futuro svolgere una ricerca su cosa sia stata e abbia rappresentato l’Analisi collettiva nella storia si troverebbe quindi di fronte il problema del metodo da utilizzare per condurla.
A partire da questa osservazione, la proposta metodologica (da discutere in questa sede) consiste nel provare a studiare come il “racconto” dell’Analisi collettiva fatto da Fagioli si modifichi in funzione delle occasioni e del contesto.
Il nostro intervento vuole sottoporre alla discussione due esempi delle intriganti questioni che emergono quando si sviluppa una ricerca sul racconto dell’Analisi collettiva a partire dal linguaggio scritto e dal linguaggio per parole e immagini cinematografiche di Massimo Fagioli.
L’intervento si articolerà quindi a due voci: la prima proporrà un caso studio per analizzare come Massimo Fagioli abbia raccontato l’Analisi collettiva attraverso gli scritti e, in particolare, la quinta premessa al terzo libro della teoria.
La seconda voce, tenterà di ripercorrere una delle opere cinematografiche di Massimo Fagioli, e per questo ha scelto il lungometraggio La psichiatria esiste?, attraverso il quale cercherà di indagare il senso di alcune scelte d’espressione, a partire dal contesto esterno e interno all’Analisi collettiva.
La ricerca di un metodo nuovo, quindi, che a differenza di quelli convenzionali, dovrebbe combinare l’assoluto rigore scientifico con la ricerca del “senso”, attraverso percorsi di pensiero non usuali e sempre poetici.
Riflessioni e domande sulla cura e sulla formazione degli psicoterapeuti
Carlo Anzilotti, Chiara Curti, Elena Masini, Antonia Mocci
In un intervento presso l’istituto francese di cultura a Napoli che risale al 1985, Massimo Fagioli affermò che l’Analisi collettiva si teneva su tre gambe, cura formazione e ricerca. Riflettendo su questo argomento, gli autori ipotizzano che in quell’anno si sia determinata una svolta nella storia dell’Analisi collettiva considerando che negli anni successivi saranno numerose le occasioni di rapporto con l’esterno in cui verrà esplicitata la ricerca che si svolgeva nei seminari. Da qui sono partite alcune domande: che cosa è accaduto nel 1985 che ha determinato una svolta nella storia dell’Analisi collettiva? In che modo questa svolta è stata determinante per il percorso di cura e formazione degli psicoterapeuti?
Nel corso della relazione si cercherà di evidenziare quei passaggi che hanno determinato un cambiamento del rapporto terapeutico con Fagioli facendo sì che il percorso di cura personale degli psicoterapeuti diventasse il fondamento per poter svolgere la propria attività psicoterapeutica.
La ricerca sulla storia dell’Analisi collettiva può essere anche la base per riflettere sulle prospettive degli psicoterapeuti che non hanno frequentato l’Analisi collettiva ma si avvalgono della teoria di Massimo Fagioli. Gli autori intendono cercare un confronto su questo argomento, ovvero su come possono essere pensate la cura, la formazione e la ricerca adesso che sono uscite dal loro alveo naturale che era l’Analisi collettiva.
Le fonti documentarie per la storia dell’Analisi collettiva
Orietta Verdi, Paola Gramigni, Francesca Iannaco, Alessandra Langellotti, con la collaborazione di Amerigo Varesi
L’Archivio della Fondazione Massimo Fagioli, il cui cuore è rappresentato dall’archivio dello psichiatra e dalle raccolte audiovisive e fotografiche ad esso aggregate, propone una disamina delle fonti documentarie alle quali è possibile ricorrere per ricostruire la storia e la ricerca ultraquarantennale dell’Analisi collettiva, da qualsiasi prospettiva storica, scientifica, politica, artistica si voglia partire.
Dopo una breve premessa sulla natura delle fonti documentarie e sulle relazioni che intercorrono tra queste e altre tipologie di fonti, illustrate attraverso l’esempio di come il termine “Analisi collettiva” e il suo significato più profondo, spesso strettamente intrecciato alle parole “cura” e “ricerca”, si manifestano nelle fonti documentarie, verrà presentato un caso di studio attraverso un racconto supportato da fonti documentarie manoscritte, audiovisive, fotografiche.
Abbiamo formulato un’ipotesi di ricerca, definendone l’oggetto, il perimetro cronologico, la raccolta, l’organizzazione e la contestualizzazione di alcune delle fonti documentarie disponibili e pertinenti, su cui appoggiare l’indagine. La proposta di ricerca vuole in questa fase valutare l’importanza e l’impatto delle informazioni documentarie rispetto all’enorme massa di materiale edito sul tema, lasciando a un eventuale futuro sviluppo del progetto, l’indispensabile ricerca bibliografica, la contestualizzazione/interpretazione puntuale delle fonti utilizzate e la correlazione con altri tipi di fonti e con il periodo storico di riferimento.
Il tema che ci è sembrato interessante indagare riguarda il percorso di definizione dell’identità del grande gruppo dell’Analisi collettiva, dall’iniziale e spesso prevalente appartenenza identitaria alla sinistra post sessantottina, alla quale la maggior parte dei partecipanti ai seminari si richiamava alla fine degli anni Settanta – nonostante il fallimento degli ideali coltivati nel periodo della rivolta alle istituzioni -, al lungo, faticoso e al tempo stesso inarrestabile processo di costruzione di una nuova identità interna che, pur rimanendo nell’alveo della sinistra, si riconosce nel lavoro di cura, formazione e ricerca portato avanti con l’analista dell’Analisi collettiva.
Il punto di vista scelto per l’indagine è la partecipazione dell’Analisi collettiva con Massimo Fagioli ad eventi pubblici e le fonti d’archivio che la documentano; il periodo cronologico contempla i primi incontri pubblici del 1980 nei quali i “compagni” e gli “esterni” intervengono esprimendo il loro rapporto con la consuetudine politica, con la teoria della nascita e con il lavoro di psicoterapia intrapreso. Viene poi istituito un raffronto, dopo la crisi del gruppo nell’ottobre 1980 e i successivi quattro anni di cura intensiva e di ritiro dalle occasioni di rapporto con l’esterno, con la ripresa della partecipazione dell’Analisi collettiva agli incontri tenutisi a Napoli, a Nizza e ad Arezzo nel 1985-86.
L’Analisi collettiva raccontata dai partecipanti. La costituzione di una fonte orale
Francesca Micheletti, Simone Amendola, Elvira Di Gianfrancesco, Francesco Leonini, Lucia Massi, Elena Pappagallo, Giorgia Porchetti
Il progetto “Mille volti, una storia. Ritratti per la costituzione di una fonte orale dell’Analisi collettiva” nasce innanzitutto dall’esigenza di integrare la documentazione disponibile sull’Analisi collettiva. Esistono infatti numerosi documenti scritti e registrati – da quelli in cui Massimo Fagioli ne parla, ai materiali prodotti dai partecipanti, alle testimonianze esterne – che hanno raccontato questo “movimento” negli anni; mancava ancora una fonte capace di restituire la dimensione soggettiva, il vissuto personale nell’Analisi collettiva, che solo i partecipanti possono raccontare.
Il Laboratorio Analisi collettiva, da cui è nata questa iniziativa, si è posto fin dall’inizio l’obiettivo di costituire una fonte orale, capace di raccogliere le voci, i volti, le memorie, le emozioni e le trasformazioni che hanno segnato l’esperienza individuale e collettiva di questa storia pluridecennale. Una storia che non può essere ridotta a semplici fatti, date o cronologie documentarie, perché, come scriveva Massimo Fagioli “Nel fare la storia dei fatti che sono i comportamenti degli uomini l’elemento soggettivo è preponderante”.
Proprio questa soggettività è il cuore del progetto.
La natura della fonte orale: soggettività come valore. La fonte orale, per sua natura, non è reperita, ma costruita. Nasce nella relazione tra intervistatore e intervistato, comprende le circostanze in cui si svolge, si sviluppa sul filo della memoria. Memoria soggettiva, che restituisce un complesso intreccio di ricordi, rielaborazioni, dimenticanze, significati attribuiti agli eventi nel tempo o nel momento in cui vengono narrati.
Le interviste raccolte finora non offrono soltanto un racconto del “movimento” dell’Analisi collettiva nelle sue dimensioni storiche, culturali, sociali e politiche; emerge anche – con una ricorrenza significativa – il tema del rapporto di cura all’interno dei seminari: il transfert con lo psichiatra, la percezione dello spazio-tempo del setting, le modalità di interpretazione dei sogni, l’impatto delle sedute sul percorso personale.
L’oralità filmata: la forza dell’immagine. Un tratto distintivo della nostra fonte è l’adozione del linguaggio cinematografico: tutte le interviste sono state realizzate in forma audiovisiva, attraverso ritratti filmati che permettono di cogliere elementi di senso non accessibili con la sola parola. L’immagine non è quindi un elemento accessorio ma, contribuendo in modo decisivo alla comprensione della narrazione, entra a pieno titolo nella costruzione del significato delle interviste. Il set stesso, con la presenza di intervistatori che hanno partecipato all’Analisi collettiva, favorisce una comunicazione sincera e profonda, in cui può emergere la storia e il vissuto personale.
La consultazione della fonte: un mosaico interpretativo
Una volta raccolte e catalogate, le testimonianze richiedono un lavoro di studio e interpretazione, non solo secondo criteri di verifica oggettiva o di coerenza cronologica. L’oggetto stesso della ricerca – l’esperienza pluridecennale nell’Analisi collettiva, nei suoi molteplici aspetti psicoterapeutici, storici, culturali e politici – richiede un approccio complesso e stratificato.
Questa fonte potrà essere quindi “interrogata” in base a diverse modalità e linee di ricerca. Sia attraversando le variegate narrazioni di un medesimo tema, per rintracciare nelle diverse interviste risonanze, divergenze, punti di vista differenti che si illuminano a vicenda; o, viceversa, nel porre al centro non un singolo tema, ma l’intera storia dell’Analisi collettiva, per derivare un mosaico di narrazioni, un insieme di storie che dialogano tra loro e con le altre fonti esistenti, offrendo nuove possibilità di lettura e interpretazione.
Amore e Psiche, libreria e associazione: un’immagine, un percorso
Andrea Cantini, con la collaborazione di Caterina Calzini, Emerenziana Iannoni, Sonia Marzetti, Cecilia Santi, Flavio Vitale
L’intervento ha l’obiettivo di proporre alcune domande su cosa ha consentito nel 1992 la nascita della Libreria Amore e Psiche e successivamente dell’Associazione omonima.
Quali sono state le premesse che hanno portato all’intervento di Massimo Fagioli? Perché ci si rivolse a lui per chiedergli un’immagine architettonica che fosse innovativa, originale ma anche capace di rapportarsi, senza violenza, ad un edificio storico? Nello specifico, in che modo il nuovo allestimento, da lui ideato, è andato a rappresentare un pensiero e una ricerca sulle immagini?
Si potrebbe ipotizzare che, avendo raggiunto un’identità dopo anni di terapia, si volesse, magari inconsapevolmente, proporre all’esterno il pensiero nuovo, la nuova antropologia, cardine della Teoria della nascita di Fagioli.
La struttura stessa della libreria, l’intuizione di Fagioli di organizzarla verso l’alto per lasciare libero lo spazio per gli incontri, è stato un invito a una partecipazione attiva della città, a un confronto diretto tra lo psichiatra, l’Analisi collettiva e personalità della cultura e della politica.
Quanto la realtà di essere stata un luogo sempre aperto ed accessibile a tutti ha consentito un dialogo continuo ed ampio con l’esterno?
Quanto quest’avventura, tutt’altro che razionale, è stata un “gettare al vento” semi di pensiero che hanno bisogno di tempo e condizioni favorevoli per germogliare e svilupparsi?
Nell’ambito delle attività svolte dai partecipanti all’Analisi collettiva, accenneremo ad altre due espressioni pubbliche: il blog «Segnalazioni» di Fulvio Iannaco e i programmi divulgativi di Carlo Patrignani attraverso reti televisive private.
L’immagine dell’Analisi collettiva nei mass media
Donatella Coccoli, Elisabetta Amalfitano, Mario Cirillo, Giulia Felici
L’intervento ha l’obiettivo di proporre alcuni percorsi di ricerca sull’immagine pubblica dell’Analisi collettiva a partire dalle fonti giornalistiche (quotidiani, periodici e video) conservate nell’Archivio dell’Associazione Amore e Psiche e non solo. Premesso che l’attenzione dei media perlopiù è stata rivolta al fenomeno dei seminari di psicoterapia di gruppo strettamente collegato alla figura di Massimo Fagioli, l’intento è quello di considerare l’informazione e la comunicazione relative in modo specifico all’Analisi collettiva. Proporremo anche come ipotesi di ricerca l’esistenza, nella cultura, di una immagine “sotterranea”, non esplicita, dell’Analisi collettiva attraverso riferimenti alla letteratura, alla tv, a dichiarazioni pubbliche di personaggi della politica.
Partendo dalle fonti esistenti, i focus riguarderanno le parole e il linguaggio usato dai media per indicare l’Analisi collettiva, l’informazione relativa al periodo iniziale e a quello degli anni Duemila, con approfondimenti sul contesto storico-politico e culturale.
L’intervento si propone di aprire una ricerca su vari aspetti: che cosa ha rappresentato dal punto di vista mediatico (quotidiani, periodici e tv) la narrazione dell’analisi collettiva? Quale immagine emerge e come cambia nel tempo? Gli articoli e le trasmissioni tv possono rappresentare un qualche tipo di rapporto/corrispondenza tra l’evoluzione dell’Analisi collettiva e ciò che in contemporanea accadeva nel mondo della sinistra?
Presenteremo anche un caso di studio: gli articoli di Giuliano Zincone sulla prima pagina del Corriere della Sera del 12 marzo 1978 e del 10 novembre 2004, entrambi focalizzati sui partecipanti ai seminari.
La dimensione politica dell’Analisi collettiva
David Armando, Andreas Iacarella, Ernesto Longobardi, Fiamma Rinaldi, Francesca Zappacosta
L’intervento delinea una prima panoramica di questioni epistemologiche e metodologiche, direttrici di ricerca, fonti e strumenti che potranno servire per un’indagine specifica del rapporto tra l’Analisi collettiva e la politica. La riflessione muove dalla natura eminentemente politica della teoria e della prassi fagioliane, esplicitate in modo particolare nel secondo e terzo libro: la realtà umana è per definizione in rapporto, realtà sociale; la psicoterapia è prassi attiva di rapporto interumano, lotta contro il disumano, ed è quindi in sé azione politica, in quanto trasformazione della dimensione psichica dell’uomo. La teorizzazione della realtà umana come completa, senza scissioni tra interiorità e concretezza dei rapporti vissuti nel contesto sociale, culturale e storico, porta a porre, come domanda preliminare, cosa debba intendersi per politica: se vada circoscritta al confronto con la politica istituzionale e storicizzata, o vada piuttosto estesa a contenuti culturali che impattano sul vivere comune.
A partire da questi cardini, l’ipotesi di lavoro è che la presenza della dimensione politica nella storia dell’Analisi collettiva e quella dell’Analisi collettiva nel panorama sociale e politico italiano possano essere tematizzate secondo tre assi:
- una prospettiva interna, relativa a quanto legato in modo più specifico alle sedute:
- provenienza politica dei partecipanti, in particolare in rapporto alla stagione dei movimenti degli anni ’70;
- libero accesso alla cura e scardinamento del setting tradizionale (gratuità, assenza di contratto ecc.);
- riferimenti alla politica all’interno del setting, sia nelle interpretazioni dello psichiatra che negli interventi dei partecipanti;
- una prospettiva focalizzata sulle manifestazioni esterne della ricerca, di cui sono protagonisti e principali fruitori i partecipanti all’Analisi collettiva: discussioni e proposizioni di tematiche politiche all’interno di incontri di ricerca, dibattiti, aule magne;
- una prospettiva più propriamente rivolta all’esterno, al mondo politico:
- rapporti e confronti dell’Analisi collettiva e del suo psichiatra con movimenti, partiti e personaggi politici;
- proposizioni di ricerca e prese di posizione pubbliche, iniziative su temi specifici e in occasioni elettorali.
Rispetto a ciascun asse, l’intervento propone alcune questioni iniziali di ricerca, ipotizzando traiettorie di approfondimento e fonti disponibili, sia interne che esterne.
Ciascun aspetto viene inoltre posto, in via preliminare, in una dimensione diacronica, che evidenzi cambiamenti e snodi, ma anche scarti, sincronie, influenze reciproche tra le diverse cronologie: quella interna, meno palese, legata alle trasformazioni della prassi di cura; quella relativa alle manifestazioni esterne dell’Analisi collettiva; e, su un piano ancora più generale, quella della storia sociale, culturale e politica, italiana e non solo. Il tutto anche in relazione allo sviluppo e all’esposizione del pensiero di Massimo su temi di interesse politico, a partire dalla progressiva esplicitazione della critica a Marx.
Nell’insieme si confermano alcuni momenti “forti” dell’espressione politica dell’Analisi collettiva: la dialettica con Lotta Continua e con il PCI a cavallo tra anni ‘70 e ‘80; le ricerche di Nizza; poi la fase dell’incontro con Fausto Bertinotti e la nascita di “Left”. Ma non prive di interesse appaiono anche le fasi di latenza, gli incontri mancati, le esperienze più episodiche.
L’auspicio è che il contributo possa tracciare alcune linee utili per evidenziare specificità e significati dell’esperienza dell’Analisi collettiva, favorendone una migliore collocazione nel quadro dei movimenti, politici e culturali, dell’Italia repubblicana, e rivendicandone l’originalità come unicum che sfida le categorie storiografiche vigenti. Nell’ipotesi, da approfondire ulteriormente, che le espressioni manifeste della dimensione politica dell’Analisi collettiva possano da un lato contribuire a una ricerca sui suoi movimenti meno visibili, dall’altro contribuire a una lettura più profonda della società e della cultura italiane dell’ultimo mezzo secolo.
Forme e rappresentazioni artistiche dell’Analisi collettiva
Giulia Ceriani Sebregondi, con il contributo di Francesca Franco e Francesca Pirani
L’intervento propone una riflessione metodologica, su come, nel tempo, l’Analisi collettiva sia stata espressa, raccontata, pensata anche in forme artistiche, e su che tipo di problemi e di possibilità questo apre per una ricerca che voglia provare a ricostruire cosa è stata l’Analisi collettiva nelle sue molteplici forme.
Per “forme artistiche” si sono intese sculture, disegni, film, copertine di libri, architetture, musica, spettacoli teatrali, realizzati nell’ambito dell’Analisi collettiva, ma anche immagini condivise, rappresentazioni che hanno circolato all’interno dell’Analisi collettiva e hanno contribuito a costruirne un’immagine, quasi una soggettività collettiva.
A partire da una prima domanda – quando e come sono entrate le espressioni artistiche nell’Analisi collettiva? – vengono individuati alcuni snodi cronologici come tracce per una ricerca, cominciando per esempio dal 1985, quando, accanto a cura e formazione, si afferma la parola ricerca.
Sono quindi identificati diacronicamente alcuni tipi di esperienze e rappresentazioni che potrebbero dare avvio a diversi filoni di ricerca, ben sapendo che tra questi ci sono sfumature e intrecci:
- Opere che hanno assunto un significato nell’Analisi collettiva –, ovvero opere o immagini che, nel tempo, sono diventate rappresentative dell’Analisi collettiva e sono state utilizzate per raccontarla o evocarla;
- Esperienze artistiche elaborate all’interno dell’Analisi collettiva, cioè esperienze collettive che sono nate nell’ambito dell’Analisi collettiva;
- Esperienze artistiche personali che parlano dell’Analisi collettiva, concentrandosi su quelle discusse nei Seminari, divenute parte di una ricerca condivisa, come quelle di alcuni registi o musicisti (ci sono poi certamente anche le moltissime esperienze artistiche di tanti partecipanti all’Analisi collettiva che hanno fatto vita di questa ricerca collettiva);
- Le opere di Massimo Fagioli che rappresentano l’Analisi collettiva, come, tra le tante forme artistiche, la miriade di suoi disegni.
Rispetto a ciascuno di essi, l’intervento propone alcuni esempi significativi (le sculture di Canova, il Coraggio delle immagini, i disegni di Massimo Fagioli in cui si affollano profili, occhi, capelli, ecc.) e ipotesi di interpretazione e approfondimento.
La riflessione si conclude con:
- la questione delle fonti per una ricerca sull’Analisi collettiva espressa in forma artistica, provando a delineare un primo panorama di quelle disponibili: disegni, libri, film, fotografie, spettacoli, mostre, ma anche testimonianze orali, contesti di produzione e di ricezione;
- la questione di come raccontare l’Analisi collettiva senza tradirne la complessità. Oltre a forme più classiche come per esempio quelle della conferenza o del saggio, che tentino una ricostruzione storico-critica, in che modo riattivarne continuamente il senso, attraverso immagini, narrazioni, rappresentazioni condivise? Pensando cioè l’Analisi collettiva non solo come un oggetto da studiare, ma come un’esperienza che continua a produrre forme, e che chiede di essere pensata anche attraverso di esse.